Imprenditore

IL CANTIERE NAVALE FRANCHINI: STORIA AZIENDALE
Il primo Cantiere Navale Franchini viene fondato dal maestro d’ascia Michele Franchini (detto Guido) nel 1947 in un vecchio “Hangar”, residuato bellico, sul porto di Riccione. Si trattava ovviamente di una ditta individuale a unico socio

Inizialmente le commesse furono soprattutto barche da lavoro e da pesca che contribuirono a far conoscere “Guido” nell’ambiente della marineria romagnola come uno dei più attenti e veloci realizzatori di scafi in legno dalle particolari doti di robustezza ed eleganza.

Fu alla fine degli anni 50 che “Guido” inventa il “cutter da spiaggia”; uno scafo ispirato alle derive da regata tipo Flyng Dutcham che grazie al loro fondo piatto potevano arrivare fin sulla spiaggia di Riccione e caricare i turisti in attesa. Alcune di queste barche sono ancora in servizio lungo le spiagge romagnole.

Agli inizi degli anni sessanta grazie al boom economico e alla particolare condizione di Riccione come località turistica alla moda meta di numerosi “VIP” dell’epoca, “Guido” Franchini inizia ad occuparsi di diporto realizzando alcune interessanti imbarcazioni a vela e a motore fra le quali il “Falco Nero”; una goletta particolarmente apprezzata sia in mare che nelle varie manifestazioni a cui negli anni, ha avuto modo di partecipare.
Fra i vari clienti si distingue, a metà degli anni sessanta, un certo Norberto Ferretti che aveva chiesto di trasformare un vecchio peschereccio in legno in motorsailer da diporto. La barca riuscì così bene che Norberto e Guido decisero di esporla al Salone di Genova. Era l’anno 1970, era febbraio e…nevicava.

Fra Franchini e Ferretti nasce un’intesa quasi perfetta che coniuga l’abilità tecnica di Guido con il dinamismo imprenditoriale e l’abilità commerciale dei fratelli Ferretti che sfocia in una società di fatto o joint venture che, prima in Italia, proporrà una serie di motorsailers da crociera costruiti completamente in legno; i 10 e 12 metri. Barche ancora naviganti e molto apprezzate dai loro armatori.
Sempre in collaborazione con Ferretti, Franchini inizierà ad occuparsi anche dell’allestimento dell’Altura 33 su scafo in vetroresina. A quel punto però (1973) come era inevitabile considerando la totale diversità di approccio al mercato (tutto orientato al marketing di Ferretti e totalmente concentrato sulla qualità costruttiva di Franchini), la partnership si scioglie.

In realtà Franchini si trovò improvvisamente privo delle maestranze che Ferretti aveva provveduto ad attirare a sé con promesse e lusinghe varie all’insaputa di “Guido” per il quale ancora contava soprattutto la parola data a prescindere dalle convenienze momentanee.

Fu in quel periodo che, per supportare la rinascita del Cantiere, entra in azienda Massimo Franchini e l’azienda prende il nome di Cantiere Navale Franchini di Franchini Michele e figli s.n.c.
Il neolaureato architetto apporta la sua cultura di giovane progettista ansioso di verificare nei fatti la sua capacità di interpretare le esigenze di una clientela sempre più vasta ed esigente.

Nasce così il “MODULO 37”, poi ribatezzato: “ADRIATICO 37”;  capostipite di una generazione di motorsailers moderni che, pur mantenendo ed enfatizzando le doti di abitabilità e comfort della precedente produzione artigianale, permetteva una vera navigazione a vela grazie ad uno scafo senza compromessi dal grande equilibrio e dalle sorprendenti prestazioni: di questa barca ne furono prodotti più di quaranta esemplari. Un numero di tutto rispetto considerando le dimensioni del mercato dell’epoca e la struttura comunque artigianale dell’azienda.

La strada era tracciata e, consapevole della necessità di garantire e consolidare la fama ormai acquisita nel campo delle barche da crociera a vela, Massimo Franchini, dopo essersi cimentato con diversi altri progetti custom dai 47 ai 60 piedi, alcuni dei quali decisamente più “avanti” rispetto al momento storico, decide di concentrarsi sul design e il coordinamento delle nuove idee che stavano maturando in azienda, affidando l’elaborazione degli aspetti tecnici ad un giovane progettista triestino che si stava distinguendo sui campi da regata e chiede a Roberto Starkel di disegnarli una carena capace di supportare una nuova idea di motorsailer caratterizzata da un vero appartamento per l’armatore e da una netta distinzione fra le zone per gli ospiti e quelle per le manovre; il tutto concentrato in “soli” 45 piedi. Si chiamerà: “ATLANTIDE 45” per sottolineare la ricerca di un nuovo mondo e di un nuovo modo di andare in mare con una barca a vela. Grazie alla ferrea divisione dei compiti fra Massimo Franchini: l’architetto che si occupa di tutto quello che sta fuori dall’acqua e l’ing. Starkel: specialista della parte immersa, il risultato è esaltante e indurrà Massimo a mettere immediatamente in cantiere un altro modello destinato a diventare un classico: Il Franchini 53.

Con la crescita dimensionale delle barche e del Cantiere e con l’apertura di nuovi mercati esteri quali la Francia, la Spagna, la Germania con qualche incursione in America e Russia, nasce l’esigenza di darsi una credibilità internazionale e una struttura finanziaria più solida. Si decide così di allargare la compagine sociale trasformando, nel 1996 la Cantiere Navale Franchini s.n.c. in Franchini Yacht s.r.l. e di affidare la progettazione delle nuove  imbarcazioni a un progettista all’apice della carriera e della notorietà internazionale grazie anche a ben tre vittorie consecutive in Coppa America. Inizia così la collaborazione con Doug Peterson che fornirà le linee d’acqua del “FRANCHINI 75” . L’accordo, ancora una volta è: Doug si occupa dell’opera viva e Massimo dell’opera morta e di tutto il concept della barca. E ancora una volta; funziona! La barca farà il giro del mondo con a bordo una famiglia di tre persone fra le quali una bimba di cinque anni e qualche saltuario amico. Ne parleranno tutti i giornali e con questo si consoliderà definitivamente la fama di Franchini quale produttore di barche da crociera, senza limiti, belle, affidabili, comode e sicure.

Parallelamente allo sviluppo dei nuovi prodotti, Franchini,  nato come maestro nella lavorazione del legno, passato alla vetroresina per ineludibili logiche produttive, non si rassegna ai bassi standard offerti dai produttori di scafi dell’epoca e sempre in funzione di una ricerca esasperata della miglior qualità possibile, scopre sulla costa est degli Stati Uniti, un’azienda che ha messo a punto un metodo di stampaggio della vetroresina assolutamente rivoluzionario: si tratta dell’infusione sotto vuoto che, oltre ad elevare esponenzialmente la qualità tecnica del manufatto, elimina qualunque immissione di inquinanti in atmosfera e permette un controllo assoluto del processo e dei risultati.

Massimo Franchini non ha dubbi; è quello che stava cercando!  Ne è talmente convinto che, assieme ad un partner e in collaborazione con i soci fondatori di Pershing che, sul fronte dei motoryachts veloci, sentivano le stesse esigenze, acquisisce, primo in Europa, l’esclusiva del brevetto e, nel 1997, fonda una nuova società dedicata alla produzione di scafi in composito con questo nuovo metodo: l’A.C.T.: Advanced Composites Tecnology prima s.r.l. e poi, con la fusione con la Franchini Yachts s.r.l., trasformata in SpA.(2002)
L’idea è talmente valida che oggi, più del 70 % delle barche in composito di qualità nel mondo sono realizzate con questa tecnologia. Ed è così valida che l’A.C.T., nella quale, nel frattempo, è stata inglobata anche la Franchini Yachts, cresce al punto da mettere in discussione l’utilità di continuare a produrre barche con un proprio marchio.

Quest’ultima è chiaramente un’ipotesi inaccettabile per Massimo Franchini che decide, nel 2002, di separare nuovamente le due aziende, acquisendo il marchio e gli assets specifici della Franchini Yachts e fondando la Franchini International s.r.l.

Naturalmente Massimo non si accontenta di continuare a produrre i “vecchi” motorsailer ma, anche in virtù di un trend assolutamente positivo del segmento dei motoryachts, si “inventa” il lobster italiano e immette sul mercato “EMOZIONE 55”; riconosciuto da tutti come la più bella aragostiera sul mercato.

In questa nuova avventura si ritrova in competizione nuovamente col suo primo socio: Quella Ferretti che è diventata ormai uno dei più grandi gruppi nautici mondiali e che conta molto sulle lobster boats del suo marchio “MOCHI CRAFT” a dimostrazione che, ancora una volta, Franchini ha visto giusto sulle tendenze di mercato ma che, come si vedrà successivamente, ancora una volta, ha sbagliato clamorosamente la scelta del partner.

Nel 2006, dopo una faticosa start up che vede Franchini impegnato a rifondare l’azienda dopo averla ri-acquistata da ACT per lanciare sul mercato il nuovo lobster boat , incontra sulla sua strada la Pentar SpA; piccola finanziaria fondata l’anno prima da Maurizio Romiti e da alcuni rappresentanti dei circoli finanziari ed imprenditoriali milanesi per gestire proprio il rilancio di piccole aziende familiari in cerca di risorse per competere sui mercati globali.
Il primo approccio si rivela immediatamente positivo stante la condivisione di alcuni fondamentali concetti quali la crescita graduale del business, il mantenimento di alti standard qualitativi e una divisione “logica” dei compiti che prevedeva Massimo Franchini alla guida del settore tecnico e delle strategie di prodotto e di vendita dello stesso oltre che coordinatore dell’ufficio tecnico e della produzione e  Pentar responsabile dell’area finanziaria ed amministrativa.

In effetti i primi due anni vedono una crescita del fatturato dell’ordine dell’80% ogni anno e un consolidamento delle quote di mercato dovuto anche al netto miglioramento dei prodotti e della gamma.

E’ a metà del 2008 che cominciano i problemi: la crisi economica è alle porte e Franchini, che l’ha prevista e la teme, spinge per una politica di prudenza e recupero di efficienza mentre i “finanzieri” vogliono continuare a crescere e, aprofittando della loro relativa forza finanziaria, prendono  il controllo della società.

L’aumento di capitale permette a Pentar di andare in maggioranza ma non è sufficiente a mettere l’azienda al riparo della crisi che, nel frattempo, è arrivata con tutta la violenza che conosciamo.

A luglio 2010, preso atto definitivamente che non esistevano le condizioni per la continuità aziendale, non potendo far altro, Massimo Franchini e i soci di minoranza si rifiutano di approvare il bilancio costringendo di fatto l’assemblea a deliberare la messa in liquidazione della Società.

Naturalmente questo porterà alla fuoriuscita di Massimo Franchini dalla società fondata dal padre: il “Maestro Guido” e, grazie ad un gioco di scatole cinesi, perfettamente legale nell’Italia contemporanea, consegna l’azienda ad una NewCo: la SIM srl; società partecipata dai Romiti a gestita, attraverso un’altra società sub-affittuaria, da Aurelio Lo Noce, ex Direttore della Raffaelli Pesaro, anch’essa in liquidazione senza sbocchi apparenti.

Nonostante le vicissitudini imprenditoriali e finanziarie, Massimo, forte dell’esperienza e del bagaglio di creatività accumulato negli anni, decide di giocare in proprio attraverso due società da lui direttamente gestite: La MASSIMO FRANCHINI SRL che si occupa di progettazione e consulenze e la FRANCHINI WORKSHOP SRL.. Società di servizi, assistenza e intermediazione…

MAGGIO 2012: BEN RITROVATI A TUTTI !